Alla ricerca della verità 2 – Donna partorirai con dolore ( Genesi 3: 16 )

Alla ricerca della verità 2 – Donna partorirai con dolore ( Genesi 3: 16 )

Articolo di Abraq Ad Habra

 

Il vertice del sistema che sta al potere non vuole che capiamo la vera natura dell’io. Per questo veniamo manipolati fin dalla nascita, veniamo costantemente messi alla prova con esami e manipolazioni costanti che ci portano ad accettare la visione della realtà che ci viene raccontata anche attraverso giornali radio TV e pubblicità, lo scorrere stesso della nostra esistenza per obiettivi, la laurea, il matrimonio, il lavoro, la pensione, la vecchiaia, la morte.

Il vertice del sistema cerca di creare un rapporto esclusivamente sul piano orizzontale. ma noi siamo coscienza e la coscienza è eterna, noi siamo stati sempre manipolati, ci inviano costantemente una percezione della realtà distorta, con un sottile filo che unisce, che passa attraverso le nostre vite, le nostre esperienze. Il vertice del sistema vuole che identifichiamo il nostro io con il nostro corpo , il nome e la razza. Così noi crediamo di identificarci con tutto ciò, percepiamo attraverso una esperienza temporanea. Viceversa i grandi maestri dicono: dimentica il corpo, dimentica la forma, l’io è uno stato di consapevolezza.

Noi siamo in grado di percepire una frequenza di probabilità in cui ci identifichiamo, cosi con una espansione della coscienza. in questo modo la nostra vita inizia a cambiare e ci rendiamo conto della vera realtà ovvero di una infinita consapevolezza. Ma il vertice del sistema non vuole che questo sia capito. A questo punto, è necessario soffermarci a riflettere sul dolore, definito e paragonato da grandi iniziati come una lotta per salire attraverso la materia, la forma che va distrutta dal fuoco interiore.

Il dolore è un grande ostacolo alla obiettività e alla serenità che si frappone tra noi e la ricerca della spiritualità, presente nella materia. nella nostra fisiologia , nella nostra patologia, nel nostro se inferiore. Il dolore è necessario , è il contrasto fra i due poli di spirito e materia che produce la nascita della coscienza, la lotta tra i nostri impulsi istintivi e la nostra natura spirituale. L’unica grande ricerca dell’anima è riconoscere la sua vera natura. Le parole del Budda ci aiutano a comprendere. Ci sono quattro nobili verità: l’esistenza del dolore, l’origine del dolore, la cessazione del dolore, la via che conduce alla cessazione del dolore. Il dolore è causato dall’ignoranza, il dolore è presente nella nostra coscienza, perché noi ignoriamo la nostra vera natura, il nostro vero sé.

In conclusione il dolore sembra indicare l’esistenza in noi di un atteggiamento sbagliato, di una immaturità, di una oscurità, di un attaccamento, di un male nascosto, di un rovescio di noi stessi, un centro sbagliato che pulsa, batte, da il ritmo ma continuamente ci induce a commettere errori e che ci procura sofferenza e travagli.

In realtà il dolore non è un fatto oggettivo ma è un evento soggettivo creato da noi stessi per via della nostra ignoranza riguardo al proprio destino e alla sua reale natura. In noi esistono due forze: quella dei nostri impulsi inferiori che proviene dalla identificazione con la forma materiale e quella della nostra natura spirituale. È la lotta continua tra le due forze che produce sofferenza.

Ecco allora risuonare le parole del cristo “io sono la via, la verità, la vita “. Ecco allora la soluzione; l’accettazione alla forza evolutiva, alla forza dello spirito. Non è un caso che l’antica saggezza definisce la terra il pianeta della sofferenza liberatrice e del dolore purificatore. Strettamente collegato con il dolore è il problema della morte, l’uomo comune è preda di paura e di angoscia e si rifugia nella materialità. La paura causata dal dolore e dal pensiero della morte ha portato l’uomo comune all’antropomorfismo degli dei e quando si vuole guadagnare il favore di una persona potente si presentano dei doni. in noi c’è amore per ciò che rappresenta l’eternità , sinonimo di continuità , quindi ecco il dono più caro.

Nel libro dell’esodo, Dio comanda a MosèConsacrami ogni primogenito, il primo parto di ogni madre tra gli israeliti di uomini o animali appartiene a me“. Ma una dispensa è data per il figlio primogenito attraverso il rito del riscatto, in cui il figlio per cinque monete d’argento viene riscattato. Eppure quanta gioia può provare ciascuno nel vedere una figlia o una moglie che aspetta il suo bambino. come sono vere le parole delle Upanishad “dalla gioia tutti questi esseri sono nati, per la gioia esistono e crescono“ e dalla gioia di un parto finalmente e nuovamente libero con una sensazione di amore, di libertà, di pienezza vissuta in tre si può e si deve ripartire. Ma come fare in una società in cui è abituale e accettato “sacrificare” i bambini .

Da qui bisogna ripartire, non più la medicalizzazione della gravidanza e del parto, non più il rito del riscatto, la commercializzazione di tutto ciò che è il mondo del bambino. Una società sana deve creare non reparti ospedalieri guidati da interessi economici, centri dove si trovano come gironi infernali, sale parto, nidi e reparti infettivi o sale per autopsie e camere mortuarie. Centri, gli ospedali, dove è presente il dolore fisico ma anche il dolore morale segnale di disarmonia, di un male nascosto di cui il neonato ne percepisce l’energia la frequenza e le vibrazioni. Bensì centri dedicati solo alla nascita, dalla luce, nasce il bambino e sia al bambino che alla famiglia, il sistema dovrebbe offrire un luogo umano-centrico e un tempo di qualità. Bisogna creare una struttura adatta, non case della salute delle ASL, aziende mascherate, ma case della gioia, con un gruppo di sanitari e personale selezionato e animato dalla gioia, perché esiste un gioia che nulla può turbare ed è quella di dare senza riserve, di dare totalmente. Come sanno dare il sole, la pioggia, il canto degli uccelli, come sanno dare le madri, instancabilmente. Inoltre bisogna che il bambino sia posizionato sul grembo materno e la placenta non va subito levata, perché esiste uno scambio bidirezionale di cellule fetali e materne che trasmette conoscenza, permettendo la crescita di un essere vivente all’interno di un altro essere vivente e queste cellule permangono per anni nel corpo della madre ed è il primo vero abbraccio tra madre e figlio che quindi non va sospeso drasticamente. 

Ma se noi leggiamo la dichiarazione di Minsk del 2015: la traiettoria della vita umana è influenzata da eredità genetiche ed epigenetiche e intrauterine, da esposizioni ambientali, da relazioni familiari e sociali , capaci di sostenere e promuovere la capacità di scelte comportamentali, da norme sociali e da opportunità che vengono offerte alle generazioni future e dal contesto storico culturale e strutturale. Inoltre guardando i dati ISTAT, troviamo un continuo crollo della natalità che si avvicina al minimo storico registrato nel lontano 1995 e soprattutto diventa sempre più alta l’età media al parto delle mamme.

Il vertice del sistema sembra essere diventato la principale minaccia alla salute del nascituro e della sua famiglia, attraverso un controllo clinico, sociale e culturale genera una patologia dello sviluppo e l’espropriazione della coscienza. Ma cosa è l’uomo ? L’uomo è un unità, che risulta dall’insieme di vari aspetti , di varie energie, che hanno ognuna una caratteristica, e queste devono essere in accordo tra loro e soprattutto con la parte dominante dell’entità umana. Ma quale è questa parte dominante ? È il punto centrale della coscienza dell’uomo, la sua vera essenza, il suo io spirituale. Solo così è possibile armonizzare individui diversi per temperamento, per tendenze, per grado evolutivo. L’accordo può essere trovato ma solo in un punto più alto che abbia qualcosa in comune a tutti e due e l’uomo trova questa concordanza, questa armonia al vertice della sua coscienza.

 

Vedi anche:

Primo articolo “ALLA RICERCA DELLA VERITÀ” di ABRAQ AD HABRA

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